Street Fighter 6 - Recensione

Meravigliose botte da orbi e “pugni di lato”

di Marcello Ribuffo

Sono davvero lontani i tempi di Street Fighter V, un titolo arrivato tra innumerevoli dubbi e con uno sviluppo che definire travagliato è poco. Street Fighter 6 è l'ennesima prova di forza di Capcom che nulla ha da spartire rispetto al suo predecessore e in attesa di Mortal Kombat 1, indubbiamente il miglior picchiaduro dell'anno (e forse anche di più), nonostante l'addio dello storico creatore della serie Yoshinori Ono.
 
Un picchiaduro incredibile

Con un annuncio tutt'altro che esaltante, Street Fighter 6 si è fatto strada nel cuore degli appassionati già a partire dall'art direction e una veste grafica che conta sulla potenza del RE Engine, che muove ormai le fila di quasi tutte le produzioni della casa di Osaka.

Partiamo direttamente dalle cose importanti, sconvolgendo quello che potremmo definire una classica scaletta: Street Fighter 6 è una manna dal cielo per meccaniche e complessità, che ruotano attorno alla principale novità del titolo. Il Drive System infatti, rappresenta il cuore pulsante dell'intero sistema di combattimento del picchiaduro Capcom, permettendo diversi colpi speciali al riempimento di un'apposita barra. Quelli che saltano di più all'occhio sono il Drive Parry, che se attivato col giusto tempismo può creare un grande vantaggio negli scontri (serve un po' di allenamento per padroneggiarla a dovere), e il Drive Rush, forse il più importante, permettendo un istantaneo "cancelling" donando agli scontri una fluidità mai vista prima. Una volta attivato è possibile sorprendere l'avversario con diversi colpi e combo che altrimenti sarebbero impossibili da realizzare, con un netto taglio di frame che può essere sfruttato anche durante la difesa. Benché non le sole modalità Drive, Rush e Parry modificano pesantemente il feeling della serie, portando a una profondità raramente vista in un picchiaduro.

Questo perché il Drive System porta anche a “strateggizzare”, non solo perché l'abuso delle abilità Drive può diventare controproducente rendendoci vulnerabili a qualunque attacco ma anche perché sono in grado, come potete immaginare, di cambiare drasticamente le sorti di un match. Non è infatti impensabile farsi colpire appositamente per accelerare la ricarica della barra Drive e utilizzare così le diverse abilità che permette, cercando di capire in tempo reale, tra l'adrenalina e il terrore della sconfitta, quando e come farsi pestare per bene.
 
Drive System su tutto

Street Fighter 6 è anche il capitolo dei cosiddetti controlli moderni o per meglio dire semplificati, destando un certo disappunto tra gli appassionati. Chiaramente è qualcosa pensato per avvicinare i neofiti al franchise, trasformando il titolo da un picchiaduro a sei tasti a uno di quattro. Tuttavia è un sistema sorprendente, anche per il suo equilibrio con ad esempio mosse speciali attivabili con un solo tasto ma con il 20% in meno di efficacia rispetto i controlli classici. È a tutti gli effetti un'ottima alternativa anche per chi mastica un po' gli elementi della serie. Per chi invece vuol semplicemente menare le mani con button smashing c'è una modalità praticamente automatica.

A livello contenutistico Capcom si è davvero sbizzarrita e non può non saltare immediatamente all'occhio il World Tour, nuova modalità che sostituisce la classica campagna narrativa. Fin dalla sua presentazione, il World Tour ha destato grande curiosità, qualcosa ben più importante di un hub online e qualcosa di davvero sorprendente non appena superata qualche ora di gioco. A fronte di un inizio non particolarmente esaltante infatti, questa modalità riesce a regalare grosse soddisfazioni, trovandoci in un contesto simile a quanto visto nei Dragon Ball Xenoverse, in cui il nostro alter ego costruito attraverso l'editor, impara nuovi moveset e abilità attraverso maestri speciali, ovvero i personaggi principali del roster. Sviluppando il grado di affinità con essi, è possibile apprendere i loro colpi speciali ma non solo, visto che avranno modo di raccontare qualcosa su di sé, il proprio background narrativo insomma, oltre a qualche chicca e strizzata d'occhio ad altri capitoli del franchise.
 
Più di quanto appaia

Questo elemento è estremamente importante soprattutto con le new entry come la francese Manon o l'italiana Marisa, dando loro un contesto ed elementi utili a empatizzare con quello che potrebbe diventare il proprio personaggio preferito oltre quelli storici. Non è una cosa da poco: si gioca di ruolo in un certo senso e la scelta dei colpi da utilizzare non dipende soltanto dall'efficacia o dalla mera estetica ma anche dalla storia che c'è dietro, i sacrifici per apprendere determinate tecniche o per una semplice affinità caratteriale col proprio maestro. Da questo punto di vista, Capcom è riuscita a rendere i vari personaggi del roster decisamente più umani e benché non si tratti di scrittura da "Premio Oscar", bastano piccole interazioni per stringere un legame con qualcuno che finora abbiamo usato come sfogo o sacco da boxe nel caso in cui fosse avversario. In realtà è ancora così, ma almeno lo si saluta quando lo si incontra. La civiltà.

Il World Tour in generale dunque funziona, regalando diverse ore di divertimento e donando un bel senso di progressione alla ricerca delle abilità preferite, con l'obiettivo di essere i numeri uno della città. Città che però fatica a farsi apprezzare, nonostante un discreto level design così come l'impatto generale. Si nota subito una forte discrepanza tecnica tra quanto realizzato nelle arene e con i personaggi, ma vista la qualità generale dell'opera, ci si può anche chiudere un occhio.
Interessante è poi la questione tutorial. Sono tantissimi e soprattutto ben studiati, mai banali e soprattutto divertenti. Un esempio su tutti è l'apprendimento delle parry, che avviene respingendo col giusto tempismo dei palloni. Ma oltre questo, è anche tutto il contorno a colpire, con altre piccole chicche sparse qua e là che rendono Street Figher 6 la più completa e appagante esperienza non solo del franchise ma anche dei picchiaduro tutti.
 
Ha stile da vendere

Concludiamo con il comparto online, altro cuore pulsante del titolo e già così funziona davvero bene. Dotato dell'ormai imprescindibile Rollback Netcode, Street Fighter 6 non ha mai praticamente mostrato segni di incertezza, nonostante ci si scontrasse con giocatori provenienti dall'altra parte del mondo o attraverso il crossplay, altra novità del titolo. Anche il matchmaking non ha quasi mai fatto attendere più del dovuto, trovando giocatori in men che non si dica. Del resto tutti gli appassionati di Street Fighter e non si sono riversati immediatamente qui, viste anche le diverse modalità presenti, in cui è possibile anche creare un proprio team con altri giocatori.
 
Street Figher 6 è la summa di tutto ciò che un picchiaduro dovrebbe essere, un manifesto su come imparare dai propri errori e ispirazione per i rivali. Raramente ci si è trovati di fronte a un'offerta ludica così varia e soprattutto solida, senza contare i tanti miglioramenti al combat system di cui il Drive rappresenta davvero uno spartiacque. Per chi è amante del franchise è davvero imprescindibile ma in realtà lo è per tutti, anche per chi non ha mai picchiato qualcuno di virtuale, luogo in cui la violenza è consentita e volendo, è anche spassosa.


Versione originale della notizia